Ecco gli anarchici! Dalle lotte alla trasformazione sociale

Il sindaco di Milano Beppe Sala è stato il primo a lanciare l’allarme a proposito della calata degli anarchici nella capitale lombarda. Al termine della riunione del Comitato cittadino per l’ordine pubblico in prefettura, il 22 ottobre, ha battuto sul tempo Matteo Salvini evocando lo spettro della calata degli anarchici su Milano il successivo sabato 24.

Forse il sindaco, con queste dichiarazioni, voleva distogliere l’attenzione dalla goffa giravolta fatta attorno ad un’altra calata, quella dei militari in città, prima ritenuta non positiva e poi accolta a braccia aperte. Così nei giorni scorsi chi è passato da piazza Duomo, vedendo autoblindo e parà schierati, è potuto tornare con la mente ai tempi di Radetzky e di Bava Beccaris.

Questo dimostra ancora una volta il ruolo del PD a sostegno della fascistizzazione. Le misure prese dal governo fascista sono in continuità con i provvedimenti firmati da Minniti e Orlando; provvedimenti come il daspo urbano e l’operazione “Strade sicure” sono stati confermati dai governi che il PD sosteneva o a cui partecipava. Oggi il PD sostiene apertamente le operazioni di polizia e magistratura contro alcune aree del movimento anarchico, dimenticandosi che la criminalizzazione del movimento anarchico è il primo passo verso il regime. Nel 1920 l’ascesa del fascismo cominciò con l’arresto dei compagni più attivi dell’Unione Anarchica Italiana, dell’Unione Sindacale Italiana e della redazione di Umanità Nova, fra cui Errico Malatesta ed Armando Borghi. Le altre forze politiche, sia di area socialcomunista che liberaldemocratica non si resero conto che la repressione apriva la strada al fascismo; se ne accorsero quando era ormai troppo tardi e in maggioranza cercarono di impedire la mobilitazione popolare dal basso.

Negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, invece, fu proprio la mobilitazione popolare ad impedire le svolte autoritarie in alcuni momenti significativi, prima con le giornate del luglio ’60, poi con la campagna contro la Strage di Stato e il terrorismo fascista. In quell’occasione anche i partiti della sinistra parlamentare capirono che la criminalizzazione del movimento anarchico, all’indomani della strage di Piazza Fontana, avrebbe finito per coinvolgere pure loro. In questa presa di coscienza, oltre al movimento di massa, ebbe un ruolo la campagna martellante di Umanità Nova e della Federazione Anarchica Italiana.

Oggi invece il PD è appiattito sulle tematiche della sicurezza e dell’antiterrorismo, agitate dal governo Usa e dalla Commissione Europea e, come dimostra l’atteggiamento di Sala, si adegua alle peggiori calunnie della sbirraglia.

In realtà il corteo del 24 ottobre, organizzato da alcune aree del movimento, era noto da ben prima che cominciassero le lotte studentesche e giovanili. Era stato indetto in solidarietà con gli accusati del 16 giugno, coinvolti nell’ennesima operazione repressiva.

Mentre si svolgeva la riunione del Comitato cittadino per l’ordine pubblico, presso la prefettura di Milano, gli organizzatori del corteo anarchico hanno pubblicato un comunicato che annullava la manifestazione. In questo comunicato si afferma che “le piazze milanesi dello scorso fine settimana hanno aperto uno spazio di conflitto che a queste latitudini non si vedeva da anni”. Gli estensori del testo ritengono che sia necessario “riconoscere i punti di contatto tra chi si ribella a condizioni di vita insostenibili e chi viene colpito per le sue pratiche di lotta” e quindi annullano il corteo per non dividere le piazze milanesi del 24 ottobre.

Ma a dispetto degli allarmi di Sala e delle minacce di Salvini, a dispetto dei militari schierati contro la protesta, la piazza ha avuto voce. Perché là dove le masse si ribellano a condizioni di vita insostenibili, là dove non si accetta il ricatto della paura, si resiste alle minacce e ci si oppone alla violenza di un governo rinchiuso nel suo fortino e che spera di aver ragione del malcontento popolare reiterando le misure repressive, là in modo più o meno consapevole, risuona l’anarchismo. Oltre la consapevolezza dei partecipanti alle manifestazioni del momento, l’anarchismo dimostra la sua forza inarrestabile quando chi magari non sa nulla di anarchia scende in piazza, supera i limiti della legalità, rifiuta la delega, rifiuta la disciplina imposta dall’alto.

L’anarchismo non si trova certo nella stanca ripetizione di formule dottrinarie, e nemmeno nell’esaltazione acritica di atti individuali.

Perché questi movimenti diventino passi in avanti reali occorre che l’anarchismo riconquisti il proprio ruolo all’interno delle masse sfruttate.

Innanzi tutto un ruolo di critica delle ideologie giustificative dei governi, di ispirazione democratica o dittatoriale, poi di critica delle ideologie basate sulla proprietà privata, sulle ideologie religiose, su quelle patriottiche e militariste. È indispensabile inoltre la critica delle deformazioni dell’anarchismo, che lo dipingono come basato sull’individualismo esasperato, sul culto della violenza, estraneo comunque ai movimenti della società contemporanea.

La critica dell’ideologia è a mio avviso un elemento fondamentale dall’anarchismo.

Accanto a questo, dobbiamo essere capaci di dimostrare che l’organizzazione libertaria e federalista è quella più efficiente, perché è quella che garantisce al massimo grado i percorsi di emancipazione delle classi sfruttate, portando al massimo livello possibile la loro autonomia e la loro unità. L’organizzazione anarchica non è solo l’organizzazione di chi aderisce al movimento anarchico, è la migliore forma organizzativa per ogni realtà, anarchica o meno. Infine, è da propagandare sempre la forma anarchica di lotta politica, cioè la lotta contro il governo. Dobbiamo ribadire che solo l’abolizione del governo aprirà la strada alla trasformazione sociale. E far capire che possiamo ottenere il massimo solo facendo paura al governo, organizzandoci fuori e contro di esso.

Se saremo capaci di fare questo apriremo prospettive inaspettate ma sempre più necessarie alla trasformazione sociale, e al tempo stesso renderemo il movimento sempre più legato alle masse, sempre meno suscettibile di essere colpito dalla repressione.

Avis Everhard

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